Seminario Residenziale alla Penicina

A maggio 2015 si è svolto il seminario residenziale Atelier di scrittura autobiografica – Mi rispecchio, mi ricordo, tramo. Tracce della mia storia nel testo letterario alla Penicina (Romagnese) alla presenza di 11 corsisti.

Il seminario è stato condotto dalla dott.ssa Ludovica Danieli della Libera Università di Anghiari e, per un’attività, anche da Nora Salvadori e Gipo Anfosso. Il corso era prevalentemente indirizzato a chi aveva già familiarità con queste tematiche.

Il tema era quello della autobiografia in generale che si andava a collegare con l’autobiografia linguistica e l’autobiografia del lettore. Il punto di partenza era l’invio da parte degli iscritti di una pagina con testi particolarmente significativi nella propria storia personale.

Il seminario è stato apprezzato moltissimo dai partecipanti, sia sotto il profilo dell’accoglienza, dell’ospitalità, della professionalità sia sotto il profilo della nascita di un gruppo solidale e omogeneo che i corsisti hanno immediatamente creato.

Alla fine dell’estate 2015 sarà a disposizione un piccolo libro con le scritture dei docenti fatte durante le attività alla Penicina.


Carta SENTIERI1

Questa carta è il viaggio, lo spostamento, la possibilità di cambiare, di fare nuovi incontri. Di percorrere “sentieri immaginati e raccontati”.

Mi piace perché è disegnato da bambini, sono i bambini che si muovono lungo sentieri tracciati da loro stessi; sono loro, questo è il fascino, che hanno tutto da scoprire e da sbagliare.

I sentieri si possono abbandonare, un altro sentiero lo si trova sicuramente.

Il sentiero è vario e non diritto, richiede attenzione e ti offre il suo paesaggio.

Dalla frase di M.Yourcenar

La visione? No, le parole sono l’essenziale della scrittura, sono quel luogo in cui le cose divengono. La visione può seguire, può accompagnare, può aprire nuovi spazi, ma non è l’essenziale.

La scrittura è sì un gioco e una gioia. E’ il momento in cui penso in modo strutturato quello che prima passava rapida nella mente, è il momento in cui depongo e la deposizione dà un senso di gioiosa leggerezza. Qualcosa non è più dentro di me a spingere, muoversi, pesare, pressare, è fuori ma è ancora mio, anzi è ancora più mio. E poi arriva la consapevolezza piena, lo scoprire come e perché si è fatto venire alla luce qualcosa di informe. E’ l’arrivo alla forma piena, alla trama della mia vita costruita o ricostruita per dare senso e significato, per rivedere il passato alla luce di se stesso e del presente.

Passeggio nella mia infanzia e vedo, ascolto, parole nate in quel tempo

Come tutti i fratelli minori, molto minori nel mio caso (7 anni di differenza) ho ancora un ampio spettro di parole che ancora adesso mi vengono ricordate, rinfacciate. A 4-5 anni, enfant prodige della scrittura, ho scritto in un biglietto di auguri indirizzato a non so chi “TAC BACONI TAC AUGURI”. Ancora oggi, il giorno del mio compleanno, mia sorella si palesa sotto forma di telefonata, sms con questa frase.

Fratelli minori si resta per tutta la vita.

Non sopportavo le parole del dialetto ligure, soprattutto l’uso della ‘u’ molto frequente. Mi dava un’impressione di volgare, di poco serio, di non degno di considerazione.

Il dialetto pavese di mia mamma “el me fiulìn” era invece musicale. L’Edipo si giocava sul terreno linguistico creando una separazione netta di sensazioni linguistiche suscitate dai genitori.

Quando il nostro maestro elementare ci parlava di Gesù e del Cenacolo, io ero molto perplesso. La parola era nuova, lui non ci aveva spiegato il significato e avevo un dubbio: il maestro si chiamava Nolasco Cenacchi. Usava la parola cenacolo perché assomigliava al suo cognome? Insomma io avrei dovuto dire anfossolo?

Non ho mai usato quella parola in vita mia.

Cambiare

Non poteva che emergere così, per caso, scegliendo una carta e provando a scrivere su questa, SENTIERI.

Non poteva venire a galla in altro modo, non sarebbe mai riuscita consapevolmente ad affiorare alla coscienza. Impossibile.

Bisognava trovarla così nella scrittura come quando scrivo di personaggi inventati e quando ho deposto e posato la penna, dico, to’, guarda, sono io quello!

Fascino e terrore della scrittura, specchio profondo, pozzo d’acqua in cui cadere, rivelazione non cercata, svelamento.

Dopo le letture dei testi scelti individualmente

Molto emozionante leggere, molto coinvolgente la pratica, il rito di avere un leggio, alzarsi, predisporre i fogli e leggere. Molto coinvolgente anche per chi ascolta, per chi entra negli altri attraverso lo spiraglio che ti offre un testo, una poesia, le parole.

Scegliere i testi è stato facile, ma leggerli no. Scegli un testo che è una delle facce della tua vita, ma scegli bene, scegli le facce più significative e poi ti trovi a dover leggere davanti agli altri, a forzare quello spiraglio permettendo agli altri di accedere a te.

L’emozione è forte e anche un po’ inattesa.

Autore dell'articolo: webadmin